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I
reperti della città più antica
Nel
mese di settembre 2003, durante una
campagna di scavo in corso al Regio VI,
nell’area nord della città sepolta, sono tornati alla luce alcuni
reperti della Pompei più antica.
E’ stato ritrovato un insediamento abitativo ben conservato del III
secolo a.C., con pitture tra le più antiche ritrovate in Italia,
e tracce di mura e fondamenta databili al VI
secolo a.C..
I
ritrovamenti, tra cui sono ben visibili i tre livelli di pavimentazione
degli edifici portati alla luce, costituiscono un quadro inedito della
città, nel periodo compreso tra le guerre
sannitiche e le guerre puniche:
una fase storica importantissima, finora assai poco documentata.
Dalle
indicazioni fornite da questo ritrovamento si desume come Pompei
fosse un grande centro anche in epoca antica, quando era sotto
l’influenza degli etruschi. Benché
costituisca l’esempio per eccellenza della città
romana imperiale, in realtà, si tratta sostanzialmente di
una città ellenistico – repubblicana,
rimodellata durante il primo secolo dell’impero; infatti,
l’impianto urbanistico, le mura e gran parte degli edifici pubblici
risalgono ad un periodo compreso tra il III
e il I secolo a.C..
La
distruzione dovuta all’eruzione del Vesuvio,
nel 79 d.C., impedì che a tale
struttura si apportassero le trasformazioni che subirono le altre città
dell’Italia antica, come la
stessa Roma.
Dai
risultati di queste campagne, dunque, è dimostrato che la struttura
urbanistica ed edilizia di Pompei,
che rimase praticamente la stessa fino alla tragica fine della città,
è quella realizzata intorno al 300 a.C.,
quando la Campania meridionale entrò
definitivamente nell’orbita di Roma.
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