Regio
VIII
Tempio
di Giove Melichio
L’identificazione
tradizionale si deve ad una iscrizione in osco posta presso la Porta
di Stabia, dove viene citato il santuario di Giove Melichio,
“dolce come il miele” ovvero “benevolo”. Il culto, di tipo
greco e attestato in Sicilia, risale all’epoca in cui Pompei faceva
parte culturalmente della Magna Grecia.

Il piccolo santuario è
costituito da un portico sul cui fondo è posta una cella su di un
podio, di tipo italico, con una scalinata. Dinanzi è posto un grande
altare di tufo. La cella presenta quattro colonne corinzie sul
fronte. Vi si rinvennero
tre statue in terracotta ed
un busto nelle quali si riconoscono Giove, Giunone e Minerva.
Si suppose pertanto che vi fosse stato trasferito anche il culto della Triade
Capitolina, in attesa
della fine dei restauri del Tempio di Giove sul Foro,
danneggiato dal terremoto del 62 d.C.. Recentemente vi si è riconosciuto un Tempio di Asclepio ed Igea. In tal
caso l’iscrizione osca farebbe riferimento ad un santuario di Giove
Melichio posto oltre la Porta di Stabia, alla periferia
della città.
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