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La
ricostruzione dei giardini
Attualmente
nella zona archeologica di Pompei
si sta attuando una ricerca focalizzata sullo studio del tipo di vegetazione
usato allora per gli spazi verdi, grazie ad un metodo che si avvale di
nuove tecnologie e della presenza sul luogo di specialisti in biologia
e botanica.
L’architettura
del giardino era particolarmente
curata in ambiente romano. La casa aveva larghi spazi aperti, sui quali
si affacciavano le stanze, circondati da un peristilio, che venivano
abbelliti con fiori e piante. Questi spazi, detti viridarium,
oltre ad essere un luogo in cui trascorrere momenti gradevoli, avevano
significati religiosi connessi con la natura e i suoi profondi legami
con le divinità delle stagioni;
servivano a coltivare i fiori
destinati alle corone delle offerte agli dei; producevano le piante
medicinali per quotidiane necessità; infine, rendevano più
piacevole la vita con la vista dei
fiori nelle varie stagioni e con l’odore penetrante della flora
mediterranea.
Del
resto ogni pianta aveva il proprio significato allegorico e in base a
questo veniva utilizzata nelle cerimonie religiose: l’alloro
era sinonimo di sapienza e virtù eroica; l’oleandro,
simbolo di morte; il corbezzolo,
rappresentava l’eternità; il viburno,
la pianta dei trionfi; la rosa già
allora simboleggiava l’amore; il platano,
che non a caso a Pompei ornava la Palestra
Grande, era metafora
della robustezza e della resistenza alle traversie della vita; la viola
era il fiore nuziale per eccellenza; le cisti
bianche a cinque petali, simbolo della caducità umana.
Tutte
queste specie, e molte altre ancora come il giglio,
il garofano, i fiori
d’arancio, la pervinca,
la palma da dattero, l’edera,
sono accuratamente riprodotte nelle pitture di giardino, i cui vividi
colori ricoprivano le stanze interne delle case, dilatando gli spazi
chiusi e ricreando, così, l’amenità degli spazi aperti.
Lo
studio condotto sulle specie vegetali
ha permesso di riconoscere ogni pianta, ogni arbusto, ogni fiore.
Questo ha dato luogo ad una vera e propria rinascita
dei giardini come parte essenziale del restauro delle case,
rispettando il più possibile le antiche coltivazioni. Ciò è stato
reso attuabile dal fatto che il terreno di Pompei
non ha subito sostanziali rivolgimenti dall’epoca dell’eruzione;
inoltre, le moderne tecnologie di recupero dei pollini
dal terreno, attraverso i quali si è risaliti alle piante, consentono
non solo di conoscere la vegetazione antica ma anche di recuperare la disposizione
stessa delle piante ornamentali all’interno dei singoli giardini.
In
questo modo si ampliano i campi di indagine scientifica e si attua
quella correlazione tra i diversi metodi di
lavoro che è oggi il più moderno sistema di fare
archeologia; migliorando, nel contempo, la comprensione da parte dei
visitatori di quella meravigliosa realtà che è una città come Pompei,
in grado di offrire emozioni uniche.
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